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    July 12

    pijete quistu

    All'insegna dell'allegria, per restituire una colorazione positiva alla grigia esistenza del torrido mezzoluglio, vi racconto con somma gioia e gaudio (o gaio) l'IMMANE BUFALA DELLA POLTRONCINA INFAME. Questo non tanto per deliziarvi con i fattacci miei, che avrete ben altre beghe e grattacapi, bensì per puro spirito autolesionista e pure perchè, diciamocelo, se siete qui non avete uno stracacacchio da fare.
    In uno sconsiderato pomeriggio di temporanea inabilità psicosomatica per la serie "dopo l'allegria amaro resta il vino", il mio caro, luminoso, inarrivabile maestro di vita (lo avrete già capito, si tratta di pavelicchia) mi insinua un delicato desiderio, nonchè suadente proposito: possedere non una (la beneamata cermokkana), ma ben due poltroncine!!!! Un estremo gesto di abnegazione e sacrificio, un' ultima prova della sua indole generosa e del suo cuore grande. Pare infatti che questi avesse preso contatti con un individuo (che per comodità chiameremo gobbittu) intenzionato a dar via, g-r-a-t-u-i-t-a-m-e-n-t-e, una splendida poltroncina/sedia per ufficio dell'ikea tutta imbottita, con i braccioli, molleggiata, insomma stupenda. Visto il modello sul sito dell'ikea e appurata la fattibilità della questione, mi sobbarco il dolce fardello di portarmela a casa (intanto pavelicchia è infatti partito per le lontane, amene terre olandesi). Senza star tanto a ragionare sulle modalità del ritorno, parto alla volta della casa di gobbittu, sicuro solo di due cose: il tono che la nuova poltroncina conferirà alla mia stanzetta e la mia volontà di possederla. La giornata è torrida, l'aria appiccicosa, il sole picchia e io, non so perchè, mi sono pure vestito di nero. Spendo i due miseri euro per il tram: la gioia mi ripaga di tutto. Vado al bus, mi faccio il lungo tratto fino alla mia fermata e poi proseguo a piedi. La casa è inculatissima, ma non importa. Il caldo è insopportabile, ma non importa. Le suole delle scarpe si fondono all'asfalto, ma non importa. Arrivato mi accorgo che se prendevo la metro arrivavo mezz'ora prima e camminavo un km di meno, ma non importa. La mia mente è totalmente in balia di allucinazioni goduriose dove sono spaparanzato sulla poltroncina nuova fiammante, mentre mi vedo TRANSFORMERS sorseggiando un TèOnTheRocks ghiacciatissimo. Non mi ferma più niente, non vedo neanche i semafori. Arrivo. Gobbittu è lì che mi aspetta, amorevole e premuroso, l'avrei baciato. Ci avviamo in cantina dove riposa l'oggetto delle mie brame; mi salta in mente, in un momento di lucidità, di domandargli se l'articolo non sia troppo pesante, in quanto avrei dovuto riportarlo a mano e con i mezzi. <<No no, ce la fai>> : un ragazzo gentilissimo, mi colma di speranza. Le porte della cantina si aprono, con lo sguardo cerco avido le forme a me note: un bracciolo, un sedile, il bianco candido e immacolato dell'imbottitura. ... Gobbittu si ferma, c'è un'ombra chiara ai suoi piedi, abbasso lo sguardo. Era alta 50cm, a dir tanto, larga una trentina. Era una poltroncina per bambini, in un lampo ho realizzato che non ci stava manco la catto. Il respiro si blocca, i pensieri di gloria pure, si blocca tutto: ci siamo solo io e quella cosa nanica di fronte a me. A già, c'era ancora gobbittu. "AH" dico, simulando noncuranza, come se l'avessi saputo. "Pensavo fosse un tantinello più grande". Gobbittu specifica di aver corredato la sua missiva a pavelicchia con misure adeguate e mi chiede: "Ma per chi sarebbe?", e io "Mah, pensavo per me...", ormai completamente disfatto e lontano dalla realtà. Vi risparmio il resto della conversazione con il gentilissimo gobbittu, che ha anche glissato sul fatto che fossi stato un emerito beota, sebbene mi abbia lasciato con un cordiale "No, no, nessun disturbo, la fatica di venire qua l'hai fatta tu". Appunto. Il viaggio verso casa nell'afa luglica, potrà sembrarvi strano, ma è stato interessante: ero singolarmente divertito, con un sorriso isterico stampato in faccia e una cristalleria di sogni infranti in testa. Per qualche tempo credo di aver perso la ragione, mi tornavano alla mente indizi premonitori: "No no, ce la fai" (eggrazie). Voi direte: eeee ma che esagerazione!!!. NO. Devo credere che sia stata colpa di qualcun'altro. Io pavelicchia lo sfracchio...

    Questo per dirvi di non farvi illusioni, che la vita è dura e pure la mia sedia cacchio. Isola con palma
    MOK